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Austria, fate un bel respiro

16. settembre 2015

Gregor Postl dell'Ambasciata austriaca ci porta dentro il padiglione-foresta

Mancano oramai meno di due mesi alla fine di Expo e dopo un inizio a rallentatore ora il sito funziona a pieno regime e inghiotte ogni giorno una massa sterminata di visitatori, spesso oltre le 150 mila unità. Tutti i padiglioni hanno aggiustato il tiro rispetto a maggio, arricchendo gli allestimenti e spesso aggiungendo altri spazi per la vendita di cibo. E proprio a proposito dell’aumentata offerta di cibo, col pienone di questi giorni salta tristemente all’occhio che la maggior parte del pubblico intende l’Esposizione come un enorme mercato-ristorante a cielo aperto, dove zompettare tra un frullato esotico e un hamburger di coccodrillo. I contenuti però non mancano e la stragrande maggioranza dei Paesi ha nei padiglioni ampi spazi dedicati a spiegare le peculiarità nazionali collegate ai temi di questa Expo. Quasi tutti hanno evidenziato la biodiversità florofaunistica, in tanti hanno parlato del clima (su tutti il padiglione colombiano basato sui cinque piani climatici) e altri hanno messo al centro la particolarità e l’importanza di certe coltivazioni (i grandi produttori di caffè o cacao) o di tecnologie autoctone. Su quest’ultimo punto, ad esempio, quasi tutto il padiglione di Israele è incentrato sull’irrigazione a goccia, tecnica innovativa che permette di coltivare praticamente in mezzo al deserto. Ci sono quindi filoni comuni, alcuni abusati e altri di una certa originalità, che si ripetono nei padiglioni. C’è però un Paese, l’Austria nostra vicina di casa, che ha fatto del suo spazio espositivo un unicum qui a Milano, estraendo dal cilindro un argomento tanto ovvio e quasi scontato per un’Expo basata sul pianeta e i suoi frutti quanto incredibilmente assente. In molti hanno parlato di acqua, mettendo in risalto ora l’abbondanza ora la scarsità di una risorsa imprescindibile per la vita umana, ma nessuno ha pensato di mettere al centro del padiglione l’aria, un elemento forse ancora più vitale dell’acqua.

Forte di un territorio ricoperto quasi per metà da alberi, Vienna ha invece riprodotto proprio al bordo del decumano una vera e propria foresta austriaca. La grande macchia verde di 560 metri quadrati produce ogni ora 62,5 chilogrammi di ossigeno, in grado di “sfamare” 1800 persone, e contemporaneamente assorbe ogni giorno 92 chilogrammi di anidride carbonica. Questi dati sono orgogliosamente sottoposti al visitatore, che comunque già si sta godendo i gradevoli odori resinosi della vegetazione e un brusco sbalzo termico rispetto al resto della piastra di Expo, con un’escursione media di 5-8 gradi. Sembra incredibile, dicevamo, ma nessun altro Paese ha messo in primo piano il ruolo primario dell’aria sul pianeta, che l’Austria invece ha declinato sotto più aspetti; anzitutto, dal punto di vista globale. Il mantenimento di ampi polmoni verdi è difatti una precondizione assoluta per la sopravvivenza dell’umanità; e qui tornano alla mente le tante conferenze mondiali sul clima, i cui buoni propositi vengono poi puntualmente traditi dal tempo. Poi però l’onnipresente elemento aereo caratterizza anche una dimensione locale, collegata all’agricoltura e all’alimentazione, ed è qui che l’Austria sembra voler mettere l’accento: le foreste nazionali nel racconto del padiglione sembrano fungere da scrigno in cui custodire un’agricoltura in larga parte praticata con metodi biologici, e comunque contrassegnata da una riconosciuta alta qualità dei prodotti, sia dal punto di vista salutistico che della bontà in senso culinario. Infine, la terza e ultima declinazione dell’aria, qui intesa come parte di un’auspicabile fusione tra natura e civiltà, tra paesaggio forestale e paesaggio urbano.

Il progetto“Breathe.Austria”, firmato dall’architetto Klaus K. Loenhart in collaborazione col Politecnico di Graz e l’Università viennese di Agraria, s’inserisce infatti in una più ampia concezione di città intelligente, dove la sostenibilità ambientale diventa un mezzo per lo sviluppo dell’agglomerato urbano e non una soluzione posticcia, presa in considerazione per non far crollare la qualità della vita o peggio per evitare in extremis l’annientamento di interi ecosistemi. La foresta come “tecnologia naturale” per città più efficienti: anche questa è Expo, grazie all’Austria. Di tutto ciò, ma anche delle potenzialità commerciali dell’agroalimentare austriaco, abbiamo parlato con Gregor Postl, Consigliere Commerciale dell’Ambasciata austriaca in Italia.

Il focus del vostro padiglione è sulla sostenibilità ambientale, attraverso la creazione da zero di una vera e propria foresta. Ma come funziona la gestione del vostro patrimonio boschivo?

Con il 47,2% della sua superficie coperta di foreste l’Austria è uno dei paesi più boschivi in Europa. Un segno distintivo della nostra selvicoltura consiste nel fatto che solamente il 18% delle foreste austriache sono di proprietà dello Stato. L’economia forestale è dunque caratterizzata da una miriade di proprietari di piccoli terreni, che amministrano le loro proprietà in base a una legislazione nazionale risalente al 1975; inoltre leggi degli Stati federali disciplinano il settore forestale in maniera più dettagliata. Più nello specifico, gli Stati federali determinano quali foreste possano essere utilizzate per attività commerciali e quali invece debbano rimanere di dominio pubblico perché oggetto di interesse della comunità, ad esempio le aree di sicurezza in zone a rischio valanghe. L’esperienza austriaca ha dimostrato che la proprietà privata è un meccanismo importante per rilanciare uno sviluppo sostenibile.

E al di là della gestione delle foreste, avete portato a Expo altri motivi di orgoglio nazionale per quel che riguarda la biosostenibilità?

Bisogna chiarire che la maggior parte delle questioni relative allo sviluppo sostenibile sono regolamentate dalla politica agricola comune (PAC) e costituiscono dunque affari comunitari. Ciò nonostante, l’Austria ha iniziato alcuni progetti autonomi, come la Lokale Agenda 21, per promuovere lo sviluppo sostenibile. Inoltre, l’Austria è vista come un modello per l’agricoltura biologica. Con il 17% delle imprese che la praticano l’Austria è leader mondiale per quanto riguarda il tasso di agricoltori bio.

La vostra propensione al biologico richiama alla mente il dibattito europeo sul cosiddetto “Made In”. L’Italia sta infatti portando avanti a Bruxelles una battaglia per introdurre norme più stringenti sull’etichettatura dei prodotti, anche agroalimentari. L’obiettivo è duplice: valorizzare i prodotti di qualità e avere minori rischi per la salute del consumatore; tuttavia l’opposizione di alcuni Paesi del Nord Europa sta rendendo difficoltose le trattative. Qual è la posizione dell’Austria sul tema?

L’Austria è da sempre all’avanguardia per quanto riguarda l’indicazione in etichetta del ‘made in Austria’, in particolar modo per quanto riguarda i prodotti agroalimentari. I sigilli di AMA, Agrarmarkt Austria Marketing GmbH, rappresentano uno strumento a livello di diritto privato a disposizione dei produttori e garantiscono ai consumatori la qualità e l’origine controllata. Per quanto riguarda invece la legislazione europea, questa impone in maniera chiara l’obbligo dell’indicazione della provenienza e dell’origine per determinate categorie di alimenti; e questo vale anche per tutti gli altri alimenti, nel caso in cui il consumatore possa essere tratto in inganno. Riteniamo quindi che l’indicazione volontaria dell’origine con i sigilli nazionali menzionati integri al meglio le disposizioni europee.

Quanto conta oggi il comparto agricolo nell’economia austriaca e quali sono i settori di punta?

Nel 2013 l’agricoltura ha inciso sul Pil nazionale per l’1,51%. Questa percentuale relativamente bassa – del resto normale per un paese industrializzato - non toglie però niente alla primaria importanza del settore, che rimane strategico per l’Austria. Il nostro paese vanta infatti un ambiente largamente incontaminato, che rappresenta una delle risorse più importanti della nazione ed è alla base della produzione agricola e dell’ulteriore lavorazione dei prodotti agricoli da parte dell’industria alimentare. I settori più sviluppati sono senz’altro quello lattiero caseario, la lavorazione della carne, l’industria delle bevande sia alcoliche (birra e vini) che analcoliche (succhi), nonché la produzione di dolciumi di cui l’Austria va fiera.

Qualcuno di questi prodotti ha mercato all’estero?

Bisogna distinguere tra la richiesta di materie prime, molto apprezzate per la loro qualità e che spesso e volentieri vengono da coltivazioni biologiche, e i prodotti di ulteriore lavorazione artigianale o industriale destinati a mercati internazionali molto differenti tra di loro. Ad ogni modo, l’Austria nella produzione alimentare è sinonimo di tradizione e innovazione allo stesso tempo, ma anche e non per ultimo di prodotti ecosostenibili. Lo dimostrano alcuni marchi tradizionali e simboli come i wafer dell’azienda Manner, che ha nel suo logo il Duomo di Santo Stefano di Vienna. Poi, un prodotto innovativo risalente a circa vent’anni fa e ormai consolidato e famoso in tutto il mondo è Red Bull; in termini di ecosostenibilità e biologico mi piace fare il nome dell’anticonformista, Johannes Gutmann, fondatore e titolare di Sonnentor, azienda che propone spezie e tisane nel rispetto della natura e dell’uomo. Di esempi ce ne sarebbero molti altri e il bello è che sono il frutto di idee e valori che si sono concretizzati in iniziative commerciali solide.

E l’interscambio Italia-Austria funziona?

Nel 2014 l’Austria ha esportato in Italia prodotti agroalimentari per un valore di 1,16 miliardi di euro, con un aumento dell’1,5% rispetto all’anno precedente ed ha importato cibo italiano per un valore di 908 milioni di euro (+0,9 %). Per quanto riguarda invece le bevande, l’esportazione austriaca ammonta a circa 11 mln mentre l’importazione dall’Italia èstata di 136,9 mln.

Sono numeri sicuramente non enormi, considerato che stiamo parlando di due Paesi confinanti. Avete messo in moto la vostra macchina promozionale qui a Expo, magari per preparare il terreno a nuovi accordi commerciali?

Sì, ci siamo attivati e nell’ambito di Expo 2015 Advantage Austria ha organizzato missioni economiche alle quali hanno partecipato aziende austriache, che hanno avuto così modo di incontrare imprenditori italiani e di conoscere varie realtà dell’industria alimentare italiana e del mondo della distribuzione. Inoltre in maggio abbiamo partecipato alla fiera milanese TuttoFood con uno stand collettivo. Oltre alle manifestazioni che organizziamo, il secondo filone della nostra politica è quello di sostenere i nostri associati prestando una consulenza individuale calibrata sulle loro esigenze, al fine di aiutarli a entrare nel mercato italiano o a incrementare il loro business in Italia.

di Giacomo Bombana

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